Essere Genitori

Adottare un bambino: requisiti, tempi di attesa ed iter da seguire

08

Si calcola che in Italia ci siano oltre 30mila famiglie in attesa di adozione e che il tempo necessario per adottare un bambino sia di circa 12/ 14 mesi nel caso di adozione nazionale e circa 20/24 mesi nel caso di adozione internazionale.

Il motivo per cui l’iter di adozione è così lungo è legato soprattutto alle diverse pratiche burocratiche da assolvere e ai moduli da presentare, nonché al fatto che prima di poter avviare tutta la procedura il Tribunale dei Minori dovrà accertarsi che la coppia che ha presentato la domanda sia in possesso di alcuni requisiti.

1 Requisiti di coppia per l’adozione

La legge 184/83 prevede che possano presentare domanda di adozione solo le coppie sposate da almeno 3 anni o che possano dimostrare, se sposati da meno tempo, di aver convissuto per almeno 3 anni; non deve esserci stata alcuna separazione, neanche di fatto, tra i coniugi. Inoltre, tra il bambino adottato e i nuovi genitori deve esserci una differenza minima di età di 18 anni e massima di 45.

Non sussistono vincoli, invece, per quello che riguarda la cittadinanza degli adottandi, quindi la coppia ha diritto a fare domanda anche se uno o entrambi i componenti hanno cittadinanza straniera.

Al di là dei dati anagrafici, la coppia deve inoltre essere ritenuta idonea, sia moralmente che  economicamente, ad educare, istruire e mantenere il bambino: nei mesi successivi la presentazione della domanda , i due coniugi saranno dunque sottoposti a un duro esame da parte dei servizi sociali di riferimento, in cui saranno richiesti numerosi documenti (dalla dichiarazione dei redditi al casellario giudiziario) ed effettuati numerosi colloqui sia coi due richiedenti che coi loro parenti più stretti per capire le motivazioni della richiesta e la situazione familiare.

Se e solo se tale indagine avrà esito positivo (di solito dopo 4/6 mesi dalla presentazione della domanda) il giudice emetterà l’ordinanza con cui la coppia potrà ottenere l’affidamento preoadottivo di un minore la cui durata è di un anno. Trascorso questo primo anno, se non si verificano nuove situazioni che spiegheremo più avanti, il minore potrà essere definitivamente adottato.

2 Dove presentare la domanda

Il primo step per poter avviare l’iter di adozione consiste nella presentazione della domanda.

La prima scelta da fare in questa fase riguarda se presentare richiesta per la sola adozione nazionale o solo per quella internazionale oppure per entrambe: anche se non si tratta di una decisione vincolante, in quanto è possibile cambiare la richiesta anche quando il percorso è già avviato, è bene comunque sapere che il tipo di scelta che la coppia ha preso sarà valutata a fondo dai servizi sociali deputati a rilasciare il documento di idoneità, dunque è sempre preferibile che sia presa in modo adulto e consapevole.

La domanda deve essere presentata in carta semplice presso il Tribunale dei Minori della propria città o provincia: il nome esatto di questa procedura non è “domanda di adozione” come molti pensano, ma “dichiarazione di disponibilità” in quanto è di fatto la coppia a dichiararsi idonea ad accogliere un bambino e prendersene cura.

È possibile presentare tale dichiarazione presso le cancellerie di più tribunali: in tal caso occorre tenere presente però che la coppia sarà sottoposta non ad uno ma più colloqui da parte dei servizi sociali di riferimento e che anche i documenti da esibire saranno tanti quanti gli enti giudiziari presso cui si è fatta la richiesta.

3 Indagine dei servizi sociali e convocazione del Tribunale

Ricevuta quindi la domanda di adozione da parte della coppia, il Tribunale o i vari Tribunali presso cui si è fatto richiesta incaricheranno i servizi sociali appositi di effettuare le indagini necessarie ad accertare l’idoneità dei due coniugi.

In particolare, come abbiamo scritto sopra, tale indagine avrà il fine di accertare:

  • la situazione familiare, sia sotto un profilo morale che economico;
  • le motivazioni per cui la coppia desidera adottare un minore;
  • la disponibilità ad educare ed istruire il minore dei due richiedenti;
  • la personalità del minore individuato come idoneo per la coppia e le possibilità di idonea convivenza fra il minore e due coniugi.

In tale fase saranno coinvolti anche psicologi e assistenti sociali dell’ASL della zona di residenza cui spetterà il compito di svolgere alcuni colloqui preliminari, i cui esiti saranno trasmessi tramite una relazione scritta allo stesso Tribunale dove è stata presentata la domanda.

Tale relazione includerà molti aspetti della vita della coppia, dalla storia individuale di ciascuno dei due coniugi, comprese informazioni sulla famiglia di origine, alla storia della coppia e attuale organizzazione del ménage familiare.

Saranno inoltre poste domande molto precise per capire chi ha avuto per la prima volta l’idea di adottare un bambino e le motivazioni di questa scelta; saranno anche analizzate eventuali divergenze di opinione da parte dei due coniugi e gli atteggiamenti dei familiari della coppia nei confronti della adozione.

Tale procedura dovrà comunque concludersi entro 4 mesi dall’invio della documentazione richiesta presso il Tribunale dei minori competente: questo non significa però che, in caso di idoneità, la coppia otterrà subito l’affido preadottivo di un minore.

Nel caso, infatti, la coppia abbia fatto richiesta di adozione internazionale, nelle settimane successive (spesso anche mesi dopo) il Tribunale convocherà i due coniugi per ulteriore colloquio di approfondimento; superato anche questo ultimo passaggio, non resterà che rimanere in attesa del Decreto di Idoneità che sarà notificato dopo qualche giorno o settimana ancora presso l’indirizzo di residenza dei due adottanti.

Se invece i due futuri genitori avessero presentato domanda solo di adozione nazionale, saranno convocati dal Tribunale solo qualora vi fosse un bambino da adottare: in questa prima fase però, è probabile che una volta giunti in Tribunale la coppia si trovi di fronte ad altre coppie convocate per lo stesso motivo per cui non è assolutamente detto che l’iter di adozione sia già arrivato a capolinea. Solo i richiedenti ritenuti idonei dopo il primo colloquio saranno, infatti, richiamati per un secondo o terzo incontro, fino alla decisione finale di assegnazione del bambino.

Nel caso il Tribunale non convochi mai la coppia nei 3 anni conseguenti la domanda, tale documento non è più valido e dovrà essere ripetuta tutta la procedura.

4 Affidamento preadottivo e rischio giuridico

Un altro rischio da valutare anche dopo che la coppia ha ottenuto il decreto di affido preadottivo è quello del “rischio giuridico”, vale a dire il fatto che il bambino sia chiamato a ritornare alla famiglia di origine (compresi i parenti di 4° grado e i cugini): tale rischio è nullo solo nel caso il minore non sia stato riconosciuto dalla madre e non sia stato reclamato da quest’ultima entro 2 mesi dalla nascita.

Nel caso invece il Tribunale stesso avesse tolto il bambino dalla custodia genitoriale ed emesso nei suoi confronti un “Decreto di adottabilità”, la madre, il padre e i parenti biologici fino al 4° grado possono impugnare avanti la Corte di Appello il provvedimento di adottabilità entro 30 giorni dalla notifica. In caso di rigetto della Corte d’Appello, i ricorrenti possono effettuare un ulteriore ricorso alla Corte di Cassazione. Durante questa fase, il bambino viene affidato ad un tutore, il quale deve agire solo ed unicamente nell’interesse del minore.

Solo dopo che tutte le sentenze sono state emesse o sono scaduti i termini per ulteriori ricorsi, partono i 12 mesi di affido preadottivo, al termine dei quali l’adozione risulta definitiva: il provvedimento verrà quindi trascritto nei registri di stato civile e il bambino potrà prendere il cognome dei suoi nuovi genitori e diventare a tutti gli effetti membro della sua nuova famiglia.

5 Iter per l’adozione internazionale

L’adozione internazionale è regolata in Italia dalla legge nà 476 del 31 dicembre 1998, che ha recepito integralmente i principi sanciti dalla “Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale” stipulata all’Aja nel 1993. Questa legge stabilisce l’istituzione di una Commissione per le adozioni internazionali che ha sede presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. A questa Commissione fanno capo una serie di enti autorizzati allo svolgimento delle pratiche di adozione internazionali; il compito di questi enti, formato da persone con le dovute competenze, è molto esteso in quanto devono assistere la coppia richiedente durante l’intero percorso, curandone tutte le procedure necessarie al suo espletamento.

Al contrario dell’adozione nazionale, in cui il giudice convoca i coniugi solo in presenza di un minore, nel caso dell’azione internazionale la prima convocazione avviene di solito qualche mese dopo la conclusione dell’indagine dei servizi sociali allo scopo di effettuare ulteriori approfondimenti.

Solo dopo questa fase , laddove richiesta, sarà emesso decreto di idoneità da trasmettere all’ente autorizzato indicato dai due adottanti se già individuato: spetta infatti ai futuri genitori prendere contatti, entro 1 anno dal rilascio dell’idoneità, con uno degli enti autorizzati dalla Commissione per l’adozione internazionale.

La scelta in questo caso dipenderà anche dal paese in cui i due coniugi vogliono adottare un bambino: ciascun ente, infatti, ha competenze specifiche solo su un ristretto numero di nazioni. Dopo questa scelta, saranno concordati una serie di incontri in cui illustrare alla coppia le modalità di adozione in quel determinato paese e i passi successivi da fare per completare la procedura.

Sarà lo stesso ente di appoggio ad informare la coppia di adottanti della disponibilità di un bambino da adottare una volta che ne avrà avuto notizia dall’autorità straniera di riferimento: questo è un passaggio molto delicato perché comporterà l’avvio di una serie di incontri con il bambino nella sua terra di origine, allo scopo di valutare la compatibilità fra quest’ultimo e la coppia. Non è sempre detto, infatti, che tali incontri si risolvano con un parere positivo da parte dell’autorità straniera e, in assenza dei requisiti richiesti, la coppia può anche ritornare in patria senza ottenere l’abbinamento.

La durata di questi incontri non è quantificabile in quanto varia da paese a paese e spesso sono necessari anche molti mesi prima di fare rientro in Italia. Questo ovviamente è fatto nell’interesse del bambino, allo scopo di tutelare la sua salute e individuare la soluzione migliore per lui; tuttavia, anche se i futuri genitori ne sono di solito perfettamente consapevoli, la lunga attesa potrebbe a volte generare sfiducia e sconforto, ecco perché è molto importante essere supportati adeguatamente anche da uno psicologo.

Solo una volta ottenuto il consenso dall’autorità straniera, la Commissione per le adozioni internazionali autorizza l’espatrio del minore e il suo ingresso in Italia: anche in tal caso, è previsto un periodo di affido preadottivo al termine del quale il Tribunale dei Minori (solitamente quello di residenza dei genitori anche se diverso da quello che ha rilasciato l’idoneità) ordinerà la trascrizione del provvedimento di adozione nei registri di stato civile. Con la trascrizione il bambino diventa a tutti gli effetti membro della sua nuova famiglia acquisendo in questo modo anche lo status di cittadino italiano.

 

Commenti

commenti

Condivisioni