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Come capire quando il neonato ha fame

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Quando un neonato piange, il primo pensiero che salta alla mente di ogni mamma è “avrà fame”.

Se da una parte, infatti, il pianto è una delle manifestazioni più comuni che il bambino fa quando vuole mangiare, dall’altra ci sono anche altri segnali che è possibile individuare per capire quando il neonato ha fame.

Curiosa di sapere quali? Allora continua a leggere perché nei paragrafi che seguono parleremo proprio di questo!

Quali sono i segnali che un bambino ha fame?

Un neonato può piangere per fame, ma anche per freddo, sonno, perché ha il pannolino sporco o perché non sta bene: insomma, i motivi del pianto di un bambino sono così tanti che non è possibile usare questo come unico segnale per capire se è arrivato o meno il momento della poppata.

Del resto, se è vero che il pianto è di solito espressione di un disagio, il tuo piccolo si lascerà andare alle lacrime quando effettivamente sentirà il suo pancino completamente vuoto. E arrivato a tal punto potrebbe anche essere talmente nervoso da non riuscire neppure a poppare; oppure, piangere e strillare potrebbero fiaccarlo così tanto da farlo addormentare pochi istanti dopo l’inizio della poppata, impedendogli di saziarsi come dovrebbe e accorciando così i tempi fra un pasto e l’altro.

Come evitare allora che questo accada? La cosa migliore da fare per una mamma è quella di riuscire ad interpretare alcuni segnali di fame in un neonato che di solito precedono la fase di pianto.

Quali sono questi segnali? I pediatri ne individuano in particolare quattro:

  1. Il primo segnale consiste in una specie di schiocco della lingua sul palato, oppure altri movimenti con la bocca come ad esempio succhiarsi avidamente le labbra;
  2. Il secondo segnale corrisponde invece a quando il neonato inizia a muovere la testa a destra e sinistra spalancando la bocca come se cercasse il seno per succhiare;
  3. Il terzo segnale, che di sicuro avrai notato più volte e che riempe quasi sempre di tenerezza, corrisponde a quando il neonato cerca di succhiarsi la manina o il ditino imitando la suzione al seno;
  4. Infine, il quarto e ultimo segnale di fame in un neonato consiste nella crisi di pianto, che si verifica dunque dopo aver messo in atto tutti i segnali precedenti.

Per fare un esempio concreto, potremo dire che il primo segnale corrisponde ad un appetito ancora abbastanza blando, il secondo e il terzo ad un appetito più acuto mentre il quarto è associato ad un senso di fame davvero incontenibile, da cui il nervosismo e l’irritazione che ne derivano.

Dato che da un segnale all’altro possono passare anche 20 o 30 minuti, se riuscirai ad interpretarli correttamente fin dal primo, difficilmente arriverai a veder piangere disperato il tuo bebè perché ha fame.

Cosa fare se il bimbo piange per fame

Cosa accade invece se il bambino si mette a piangere perché ha fame?

Si tratta, infatti, di un’evenienza sempre possibile, anche qualora tu fossi bravissima ad interpretare i 4 segnali di fame nel neonato che ti abbiamo appena elencato.

Basta ad esempio trovare più traffico del solito quando rientri dall’ufficio o dal supermercato, al tuo ritorno potresti trovare un neonato in lacrime per la fame: anche in tal caso, però, non disperare, non appena il tuo piccolo sentirà il tuo caldo abbraccio e il sapore del latte, non potrà che calmarsi e diventare subito più sereno.

C’è poi un altro motivo che potrebbe rendere il tuo bebè estremamente irascibile proprio come se fosse sempre costantemente affamato: si tratta dello scatto di crescita, situazione in cui il tuo bambino sentirà di aver bisogno di più latte ma il tuo seno potrebbe ancora non essere pronto a produrne in quantità adeguata.

Tranquilla, però, perché anche questa condizione è destinata a durare davvero poco dato che, attaccando il tuo piccolo tutte le volte che lo chiede, le tue mammelle non ci metteranno molto ad adeguarsi all’aumentata richiesta di latte.

Se vuoi approfondire l’argomento “scatti di crescita” e imparare come gestirli al miglio corri subito a leggere il nostro post “Scatti di crescita: cosa sono e come affrontarli“.

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