Guida al Bambino

Come spiegare al bambino perché non ha il padre

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In Italia ci sono oggi più di 2,5 milioni  di famiglie monogenitoriali, il più delle volte formate da madri single.

L’incremento delle famiglie senza un padre è legato in parte all’aumento delle separazioni e dei divorzi, ma sono comunque tante anche le donne che, presa la decisione di diventare madri a seguito di una gravidanza inattesa, vengono abbandonate dal padre biologico e si ritrovano da sole ad affrontare nascita e crescita del proprio bambino.

Mamme coraggiose che, da sole o col solo aiuto della famiglia di origine, si danno da fare per portare avanti prima la gravidanza poi la gioia più grande del mondo, quella di diventare mamma. Non senza affrontare però una miriade di problemi: al disagio emotivo e spesso anche economico (si calcola che circa il 28% delle madri single viva infatti sotto la soglia di povertà) si somma infatti anche la difficoltà di spiegare al bambino perché non ha il padre.

Se sei una neomamma single, di sicuro ti sarai già fatta mille domande perché dentro di te già sai che quando tuo figlio sarà più grande e a scuola od al parco vedrà i suoi amici insieme al loro papà, sarà lui stesso a chiederti perché invece lui il papà non ce l’ha.

Ecco allora di seguito alcuni consigli per dare una risposta al tuo bambino su questo delicato argomento, fermo restando che dovrai sempre fare appiglio alla tua sensibilità per trovare le parole e i contenuti più adatti.

Cosa prova un bambino che non ha il papà

L’assenza di un padre, soprattutto se a seguito di un abbandono precedente alla nascita, provoca sempre nel bambino un senso di vuoto. Questo vuoto può generare a sua volta ferite emotive che una persona si porterà dietro per tutta la vita: vergogna, senso di colpa, rabbia, insicurezza e bassa stima di sé sono alcuni dei sentimenti che il fatto di essere stati abbandonati dal proprio genitore da piccoli può provocare in un bambino fin dalla primissima infanzia.

Alcuni studi empirici, basati sull’osservazione di casi concreti, sostengono ad esempio che i bambini senza il padre hanno in genere maggiori difficoltà nelle attività scolastiche e a rapportarsi con i coetanei, sono più aggressivi rispetto ai compagni e potrebbero andare incontro a sviluppare forme di devianza durante l’età adolescenziale. Ovviamente si tratta solo di osservazioni generali, ma sufficienti a comprendere che, quando il bambino farà delle domande, tu mamma dovrai essere pronta a rispondergli nel modo migliore possibile.

Come spiegare al bambino l’assenza del papà

Può capitare che un bambino, prima ancora di fare domande alla madre, inizi a rispondere da solo alla domanda “perché non ho un papà”. Il più delle volte le prime risposte che si darà saranno risposte di comodo, alcuni potrebbero perfino sostenere che il papà è morto o che è andato a lavorare in un altro paese. Intorno ai 3 o 4 anni, con l’ingresso nella scuola, il bambino potrebbe invece iniziare a fare dei confronti, vedendo magari i compagni fare un bel lavoretto per la festa del papà o qualche altra festività. È molto importante che la madre, in tutte queste situazioni, sia sempre vicina al suo piccolo, chiedendo eventualmente aiuto ad uno psicologo qualora il proprio figlio iniziasse a mostrare eccessivi segni di disagio.

La prima cosa da dire è che il tuo bambino continuerà a farsi domande sul padre per tutta la vita. Fino a che sarà piccolo dovrai ovviamente rispondere tu a queste domande, cercando prima di tutto di rassicurarlo e di dargli dei punti fermi. Da grande però dovrà essere forte abbastanza da trovare da solo una risposta ai suoi quesiti.

Ecco dunque che più che concentrarti su una spiegazione circa l’abbandono, è forse preferibile concentrarsi sul dare al tuo piccolo le risorse necessarie per avere legami stabili anche con altre persone, attingendo dagli altri l’amore e l’affetto che il padre biologico non è stato in grado di dare.

Attenta a non trasferire sul bambino la tua insoddisfazione o peggio ancora il senso di colpa per non essere riuscita ad evitare l’abbandono:  questo potrebbe instillare nel tuo piccolo dei sentimenti sbagliati, facendolo sentire inadeguato o in collera per quello che è capitato.

Il nostro ultimo consiglio è quello di affrontare la situazione in modo graduale, dando sempre delle risposte adeguate al tuo bambino sulla base della sua età e dell’esperienza; evita di dire bugie o di assecondare le risposte di comodo che lui si è dato, cercando nel contempo di soddisfare nel modo più spontaneo e naturale possibile le richieste affettive che il bambino evidenzia durante la varie tappe della sua crescita.

Qualora infine, anche tu dovessi renderti conto di non aver ancora accettato la tua situazione o di soffrirne, potrebbe essere utile in tal caso valutare un percorso psicologico personale, al fine anche di gestire meglio la tua emotività e il rapporto che hai con il tuo bambino.

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