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Contraccezione durante l’allattamento: quale metodo utilizzare?

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L’assenza di ciclo mestruale dopo la nascita di tuo figlio, o amenorrea post partum, non ti mette a riparo da un’eventuale nuova gravidanza in quanto, anche se stai allattando al seno, non puoi sapere quando si presenterà di nuovo l’ovulazione. È per questo che è necessario utilizzare, anche durante l’allattamento, un metodo contraccettivo sicuro sia per la salute del bambino, sia per quello che concerne la prevenzione del concepimento, a meno che questo non sia cercato e desiderato dalla coppia.

Come forse già saprai i contraccettivi a base di estrogeni come il cerotto, l’anello o la pillola sono da evitare in quanto parte dei principi attivi potrebbe essere assunta dal bambino insieme al latte materno, causando possibili disturbi. Gli estrogeni possono inoltre interferire con l’azione della prolattina, l’ormone che controlla la produzione del latte materno, riducendo così la quantità di latte prodotta.

Quale contraccezione è dunque possibile utilizzare durante l’allattamento? Ecco di seguito i pro e i contro di tutti i metodi anticoncezionali consentiti dopo il parto.

1 Profilattico

Il profilattico, o condom, è il metodo anticoncezionale più raccomandato per la ripresa dell’attività sessuale subito dopo il parto. Può essere utilizzato fin da subito, o meglio nel momento in cui la donna che ha appena partorito si sentirà pronta a riprendere i rapporti col proprio partner. La sua applicazione non richiede infatti l’intervento di un medico ed è del tutto privo di effetti collaterali; altri vantaggi sono il fatto che ha un costo relativamente ridotto e che, se usato correttamente, presenta un’efficacia quasi pari al 95%.

Gli svantaggi di questo metodo sono invece legati ad una riduzione dell’intimità e dell’efficacia quando non il condom non è applicato correttamente. Va inoltre utilizzato dall’inizio alla fine del rapporto in quanto piccole quantità di liquido seminale possono fuoriuscire anche durante le fasi preliminari

2 Minipillola

La minipillola è un metodo ormonale di prevenzione delle nascite messo a punto proprio per le mamme che allattano. È infatti composta da solo progestinico (desostergel) che non ha conseguenze negative né sulla montata lattea né sul bambino. I vantaggi di usare questo metodo sono notevoli in quanto, se assunta correttamente, la minipillola ha un’efficacia pari al 99%. Essendo inoltre molto più leggera rispetto alla pillola tradizionale, non comporta gli effetti collaterali tipici dei contraccettivi ormonali, come ad esempio spotting, nausea od emicrania.

Gli svantaggi sono invece gli stessi della pillola composta anche da estrogeni, in quanto, qualora alcune compresse venissero dimenticate, l’efficacia contraccettiva sarebbe ridotta o addirittura annullata. Può inoltre essere assunta a partire dalla quarta settimana dopo il parto, quindi nel periodo precedente dovranno comunque essere utilizzati altri metodi.

3 Spirale

La spirale, o IUD, è un dispositivo a forma di T che viene inserito dal medico all’interno della cavità uterina. Essendo costituita da un materiale, il rame, che libera ioni all’interno dell’utero, essa impedisce l’annidamento degli spermatozoi, agendo come un naturale metodo di barriera.

La sua efficacia è molto elevata tuttavia presenta alcune controindicazioni in quanto, in caso di concepimento, può causare gravidanze di tipo extrauterino. Può inoltre essere applicata solo dopo 2/3 mesi dal parto, quando l’utero sarà tornato delle sue dimensioni originarie altrimenti si corre il rischio che venga espulsa.

4 Metodi naturali

I metodi naturali (Ogino-Knaus, Billings, temperatura basale e altri), vale a dire quelli basati sull’astensione dai rapporti sessuali durante il periodo considerato fertile possono essere utilizzati solo dopo che la donna che ha appena partorito avrà avuto il capoparto. Durante il periodo di amenorrea post partum è infatti impossibile riuscire a individuare il periodo dell’ovulazione, mettendo a rischio la donna di concepire un altro bambino nonostante stia ancora allattando.

Anche quando però il ciclo sarà tornato, è bene ricordare che i metodi naturali sono comunque metodi di bassa efficacia, soprattutto quando non basati sulla rilevazione di dati oggettivi che attestino l’avvenuta ovulazione (analisi del muco cervicale e temperatura basale). La naturalezza di questi metodi li fa comunque preferire da molte donne, soprattutto quelle che sono allergiche al lattice o non possono utilizzare la pillola per problemi di circolazione od epatici.

 5 Chiusura delle tube

La chiusura delle tube è un metodo drastico di controllo delle nascite che richiede l’intervento di un medico il quale, nel corso di un’operazione chirurgica vera e propria, provvederà alla legatura delle tube di Falloppio per impedire la risalita degli spermatozoi e dunque la fecondazione dell’ovulo giunto a maturazione. Una volta effettuata, i suoi effetti sono irreversibili (a patto di non  sottoporsi ad un nuovo intervento la cui efficacia però non è garantita) proprio come nel caso della sterilizzazione maschile.

Si tratta di un metodo anticoncezionale che deve essere preso in considerazione solo quando la donna ha realizzato, insieme al suo partner, di non volere più una gravidanza. Dal punto di vista fisico, non comporta alcun rischio in quanto il ciclo sarà inalterato e dopo l’operazione non dovranno essere utilizzati ormoni o altri metodi per inibire la fecondazione. A livello psicologico, però,una donna che effettua questo tipo di trattamento potrebbe sentirsi privata di una parte della sua femminilità, per cui è sempre preferibile parlare approfonditamente con il proprio ginecologo prima di prendere una decisione del genere.

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