Il latte preferito dalle mamme

Barbara Paolinelli

Psicologa e Psicoterapeuta

Sono psicologa e psicoterapeuta, iscritta all’Ordine degli Psicologi della Provincia di Trento, luogo in cui svolgo la libera professione. Sono lieta di rispondere a domande che riguardano la genitorialità e altre problematiche di natura psicologica legate all’infanzia.

Per informazioni più precise sullo stato del bambino e sulle domande esposte su questo sito si prega di consultare uno specialista.

chiara

Gentile dott.ssa,
grazie per la disponibilità.

Il mio iter è stato il seguente:
Novembre: mio figlio di 6 anni e mezzo (prima elementare) visto la prima volta in reparto di neuropsichiatria infantile dal medico specializzando. Consegnati test per genitori ed insegnanti da portare a fine febbraio per seconda visita, intanto devo contattare il distretto sanitario per parent training.
Contattato il distretto, ricevuti altri test diversi (genitori+insegnanti), fatti e consegnati, incontro con la psicologa a metà febbraio che ci dice che il bambino ha un deficit dell’attenzione e che rientra nella adhd (il bambino non era presente al colloquio).
Torno in ospedale per la seconda visita a fine febbraio con i test compilati, il bambino era a casa influenzato, il medico specialista viene informato del colloquio con la psicologa del distretto e della sua valutazione, lui controlla i test appena portati e mi consegna un referto dove afferma “Ritengo che al momento la diagnosi corretta sia di adhd con aspetti oppositivi limitati all’ambito scolastico” e che “vi sono alcuni margini di miglioramento”.
Mio figlio quindi è stato visto fisicamente solo a novembre, e non dallo specialista, e basta. Tutto il resto è sui test.
Cosa ne pensa?

Grazie

Chiara

L’ESPERTO RISPONDE…

Cara Chiara, ora ho il quadro più preciso, grazie. L’iter da seguire è quello che io le ho indicato nella email precedente. Ora, se il Distretto che ha in carico il bimbo, ha agito in altra maniera (da quanto scrive), immagino che abbia la certezza di avere agito nel rispetto delle linee guida. Mi chiede cosa ne penso. Leggo tra le righe di questa sua domanda, una certa perplessità rispetto a come sono andate le cose e credo non le sia chiaro il come si sia arrivati alla diagnosi di ADHD, soprattutto alla luce del fatto che il bambino sia stato clinicamente osservato ben poco, contrariamente a quanto dovrebbe essere fatto. Davanti a tali domande che le restano nella testa, il mio consiglio sentito, è di rivolgersi ad un neuropsichiatra infantile del privato. Un professionista specializzato, magari in ADHD, che possa vedere 3-4 volte il bambino e che faccia una restituzione a voi genitori su come intervenire sia a livello educativo che burocratico. Può essere importante anche recarsi in una città vicina alla sua, in cui il professionista lavora. Lo veda come un investimento e non come una spesa, sulla vita della famiglia e soprattutto di un bambino. Rimango a sua completa disposizione e auguro il meglio a lei e al suo bimbo!

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