Il latte preferito dalle mamme

Barbara Paolinelli

Psicologa e Psicoterapeuta

Sono psicologa e psicoterapeuta, iscritta all’Ordine degli Psicologi della Provincia di Trento, luogo in cui svolgo la libera professione. Sono lieta di rispondere a domande che riguardano la genitorialità e altre problematiche di natura psicologica legate all’infanzia.

Per informazioni più precise sullo stato del bambino e sulle domande esposte su questo sito si prega di consultare uno specialista.

monica

Salve dottoressa,le scrivo perche da qualche parre lessi che noi attiriamo persone con cui abbiamo una relazione amorosa o affettiva ,come uno specchio e ciò che non soppprtiamo proprio dell’altro corrisponde all’opposto di un nostro grosso difetto.
Io ho notato che non sopporto le persone dipendenti dagli altri che vogliono sempre uscire con me a casa da soli si scocciano e se non li accontento mi fanno sentire in colpa mi mettono il muso li percepisco come osseionanti
Io invece odio dipendere dagli altri mi piace stare da sola non voglio mai chiedere favori e mi pesa tanto chiedere aiuto non sono molto affettuosa ,la trovo un ipocrisia
Secondo lei che significa?

L’ESPERTO RISPONDE…

Cara Monica, quanto scrive sull’essere attratti dall’opposto di un difetto è corretto. Mi sento però di fare alcune precisazioni: i componenti di una coppia si attraggono e entrano in relazione tra loro perché ci sono aspetti reciproci che rendono complementari i due. Quindi una persona molto razionale, ad esempio, può essere attratta da una persona che ragiona più con la pancia e con le emozioni. Così come una persona introversa, può trovare interessante una persona estroversa e solare. il punto cruciale è se questi incastri possono reggere nel tempo o se diventano schemi rigidi che imprigionano i membri della coppia e non permettono ad essa di evolvere e di crescere, anche a rischio talvolta di mettersi in crisi. Nel suo caso specifico, cara Monica, la sua indipendenza può creare insicurezza nell’altro, il partner può farsi l’idea che lei non sia abbastanza interessata a lui ed è per questo che lei mette distanza. L’altro, come reazione istintiva, può essere portato ad alzare il tiro e ad “appiccicarsi” ancora di più a lei, togliendole spazio vitale. Direi che una giusta distanza può essere ottimale, fatta di momenti di più vicinanza e di momenti in cui ognuno cura se stesso, le sue passioni, le sue amicizie. La vicinanza, fatta anche di momenti di contatto, carezze, abbracci ed altro, non è una ipocrisia, ma è la linfa che alimenta un rapporto, e ogni tanto ci vuole. Immagini una pianta, troppa acqua la fa morire, poca o niente acqua la fa morire, comunque. Serve la giusta dose di acqua, lo stesso vale in una relazione. Provi a domandarsi dove ha imparato e quale è per lei il vantaggio di restare sempre un po' staccata nella relazione, e a comportarsi un po' come se lei non avesse bisogno dell’altro, ma che riesce a fare senza l’altro. Forse non essere troppo “vicina”, troppo fisica e affettuosa, le serve un po' come protezione? Provi a riflettere un po' su questi stimoli. Scriva quando desidera, un saluto!

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