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Tecniche di fecondazione assistita: come scegliere quella giusta

19 Settembre 2017

  • Guida alla Gravidanza

Se dopo svariati tentativi una coppia non riesce a concepire un figlio, questo può essere causa di frustrazione e disagio emotivo sia per l’uomo che per la donna; tuttavia, oggi esistono diverse tecniche di fecondazione assistita che possono permettere ad una coppia di superare degli ostacoli che impediscono l’incontro fra il gamete femminile e quello maschile, la cellula uovo e lo spermatozoo.

In via del tutto generale, le tecniche di inseminazione artificiale si dividono fra quelle “in vitro”, che avvengono cioè fuori dal corpo della donna, e quelle “in vivo”, che invece prevedono l’impianto dello spermatozoo direttamente dentro il grembo materno, senza ricorrere ad una provetta; anche nel primo caso però, l’ovulo fecondato sarà nuovamente impiantato nel corpo della madre dopo che il medico sarà certo che il seme abbia attecchito.

Entrambe le tecniche sono consentite nel nostro paese ma con alcune limitazioni: la Legge 40/2004 stabilisce infatti che possono accedere alle prestazioni sanitarie di procreazione medicalmente assistita erogate dalle strutture pubbliche solo le coppie eterosessuali, sposate o conviventi, in cui la futura madre non abbia superato i 43 anni di età; è inoltre espressamente vietato utilizzare le tecniche di fecondazione artificiale per manipolare o in qualche modo modificare il patrimonio genetico dei gameti.

Qual è la migliore tecnica di fecondazione assistita?

Per chi alla ricerca della cicogna ma, dopo anni di tentativi, non riesce a procreare, la cosa migliore da fare è quella di rivolgersi al proprio ginecologo per individuare il più vicino centro specializzato in fecondazione medica assistita dove effettuare tutte le visite e le analisi del caso, sia al futuro padre che alla futura madre.

In molti casi, alcuni problemi che impediscono la procreazione possono essere risolti con dei trattamenti ormonali in grado di stimolare la produzione ovarica, senza necessità di impiantare artificialmente gli spermatozoi all’interno degli ovuli giunti a maturazione.

Qualora invece questo non fosse possibile per la presenza di ostacoli fisici come cisti o fibromi o per patologie a carico delle tube o dell’utero come l’endometriosi, potrebbe essere necessario ricorrere ad un intervento chirurgico o all’inseminazione assistita della cellula uovo utilizzando gameti del marito o compagno della donna.

Dal 2014 è possibile effettuare anche in Italia la fecondazione eterologa, cioè utilizzando i gameti di un donatore, le cui caratteristiche dovranno essere compatibili con quelle dei futuri genitori, ma non tutti i sistemi sanitari regionali si sono adeguati alle nuove disposizioni quindi in alcune regioni l’accesso è consentito solo a pagamento. Inoltre, se fosse la donna ad essere sterile, in questo caso la fecondazione eterologa non è possibile in quanto, almeno nel nostro paese, l’ovodonazione non è consentita.

Sia nel caso di inseminazione con donatore esterno, sia nel caso di inseminazione con ovociti e spermatozoi della coppia che hanno poche o nulle possibilità di incontrarsi con la fecondazione in vivo (cioè dentro il corpo della donna, solitamente ricorrendo ad un catetere inserito dentro la cervice), l’unica alternativa possibile è quella della fecondazione in provetta o vitro.

Qualora il medico opti per questa strada, le tecniche possibili sono di due tipi:

  • la Fivet, che consiste nel mettere vicino alla cellula uovo migliaia di spermatozoi aspettando che questi s’impiantino naturalmente;
  • l’Icsi che invece prevede che un singolo gamete maschile venga iniettato direttamente dentro l’ovocita prelevato dalla donna.

In entrambi i casi, per ogni singola seduta possono essere prelevati dal corpo della donna fino a tre ovuli e, dato che non possono essere congelati, quelli che risulteranno effettivamente fecondati al termine del trattamento dovranno essere tutti quanti impiantati dentro l’utero materno.

Ciò detto appare evidente che non esiste un metodo di fecondazione assistita migliore in assoluto, ma in generale esiste quello che è meglio per il tipo di problema o patologia di cui soffrono il futuro padre o la futura madre. Sarà dunque il medico a consigliare la tecnica di inseminazione più risolutiva.

Anche l’età della madre può incidere  sul buon esito della tecnica di procreazione assistita: in generale, hanno maggiori possibilità di concepire e portare a termine la gravidanza le donne con meno di 34 anni di età (40 anni invece per quello che concerne il padre).

Quali sono i rischi per la madre e il bambino?

Trattandosi di tecniche mediche, sia la fecondazione assistita in vivo che quella in vitro comportano una serie di interventi che possono creare disagi alla donna e, in misura minore, anche al suo partner. Sia nel caso di fecondazione in vitro che di fecondazione in vivo, la donna dovrà seguire una terapia ormonale di supporto per favorire lo sviluppo degli ovociti e questo potrebbe generare alcuni disturbi come aumento ponderale, gonfiore agli arti inferiori, ritenzione idrica e perfino attacchi di ansia o depressione. È dunque sempre opportuno che la futura madre sia seguita da un’ equipe di medici specializzata e possibilmente anche da uno psicologo che possa prevedere i disagi a livello emotivo e psicologico.

La somministrazione di ormoni e il fatto che nel caso di fecondazione in vitro possano essere impiantati fino a tre ovuli fecondati aumenatno anche l’incidenza di parti gemellari, mentre non esiste nessun tipo di correlazione fra la presenza di malformazioni fetali e l’uso di tecniche di procreazione medicalmente assistita.

Anche il futuro padre potrebbe sentirsi a disagio nell’affrontare questo tipo di percorso, in quanto dovrà sottoporsi a dei prelievi e dovrà seguire i consigli del medico anche per quello che riguarda uno degli aspetti più privati della propria vita, cioè l’intimità con la propria compagna. In molti casi però vivere un’esperienza del genere può servire a rafforzare la coppia e farla sentire molto più unita.

 


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