Il latte preferito dalle mamme

Tipologie di Parto

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Tutto quello che c’è da sapere sul parto naturale

Un momento unico, emozionante ed indimenticabile: è il parto. Quando la nascita di tuo figlio avviene in modo naturale, poi, lo è ancora di più. Ecco tutto quello che c’è da sapere sul parto naturale e su come affrontare quest’esperienza che da donna ti fa diventare una mamma.

Innanzitutto è normale avere paura, provare emozioni contrastanti come ansia e felicità allo stesso tempo. Stai per affrontare un grande cambiamento emotivo ma anche fisico. E’ importante affrontarlo nel migliore dei modi capendo cosa succede in ogni fase del parto, prima di abbracciare tuo figlio.

Cosa succede nelle ultime settimane di gravidanza

Durante tutti i 9 mesi di gestazione il collo dell’utero è chiuso. Durante la 38esima settimana comincia ad allentare la presa cominciando, lentamente, ad aprirsi per via delle prime contrazioni. Ogni donna ha una reazione diversa alla gravidanza quindi anche l’inizio del travaglio (e il dolore che si può provare) cambia. Indicativamente i sintomi del travaglio sintomi del travaglio cominciano circa 15 giorni prima del termine calcolato per la data del parto o dopo tale giorno.

E’ importante pianificare, per quanto possibile, il parto in modo tale da poter organizzare tutto l’occorrente da portare con sé in ospedale (o dove hai scelto di partorire) e star tranquilli pensando a tutto a tempo debito!

Se non hai programmato un cesareo, la tua scelta (insieme al tuo medico di fiducia) è quella di avere tuo figlio con il parto naturale. Un’esperienza unica che ogni donna, secondo molte mamme, dovrebbe vivere perché naturale, perché si può conoscere il limite fino al quale l’amore di una madre arriva per avere un figlio. Non solo lati positivi però: ci sono i dolori che possono essere sicuramente alleviati, ma ci sono. D’altra parte, però, il parto cesareo o indotto è sicuramente da evitare se si può.

Quindi, mamma, preparati ad un momento unico: stai per dare alla luce il miracolo di una vita intera. Quali sono le cose che devi assolutamente sapere sul parto naturale?

Cose da sapere sul parto naturale

#1 Che cos’è il parto naturale

Il parto naturale è quello spontaneo in cui il corpo della mamma naturalmente fa nascere il proprio bambino. Il bebè si posiziona nel “canale del parto” ed esce tramite la vagina senza aiuto medico.

#2 Come avviene il parto naturale

Il parto naturale è composto da 4 fasi (se vuoi saperne di più consulta la sezione le fasi del parto). Nella fase preparazione, detta prodromica, si inizia con contrazioni irregolari, la perdita del tappo mucoso e la rottura delle acque. Comincia poi il travaglio vero e proprio con la fase in cui la cervice si dilata, il bebè si prepara nel canale del parto e successivamente, all’aumentare delle contrazioni, l’espulsione del bambino prima e, dopo circa venti minuti, della placenta col secondamento (ultima fase).

#3 Durata ed intensità del parto

La durata del parto cambia da donna a donna. Mettere al mondo un bambino infatti è un’esperienza personale: c’è chi non sente dolore, chi ne prova tantissimo, chi partorisce in poche ore e chi, invece, ci mette un giorno. Non esiste una risposta unica quindi… dipende da te, mamma, e da un milione di altri fattori (come il bambino, le vostre condizioni di salute, e così via).
Anche l’intensità del dolore del parto è molto variabile. Ogni persona ha una sua soglia del dolore. Ci sono mamme che hanno descritto il parto come una passeggiata ed altre come il dolore di venti ossa che si fratturano contemporaneamente. Quindi, senza spaventarti troppo, affronta quello che verrà cercando di restare rilassata e concentrandoti sul fatto che è lo sprint finale per abbracciare finalmente tuo figlio. Non dimenticare, inoltre, che ci sono metodi naturali e farmacologici, come l’epidurale, che permettono di tenere sotto controllo il dolore (consulta la sezione sui rimedi naturali e non per il dolore del parto).

#4 Il momento è arrivato

Come si fa ad accorgersi che è arrivato il grande momento? Innanzitutto, la mamma sente che qualcosa è cambiato. Ha un istinto infallibile, dopotutto… è una mamma! Segnali “evidenti” invece sono la perdita del tappo mucoso e l’inizio delle contrazioni, anche se irregolari per durata ed intensità. Quando queste, dopo la rottura delle acque (se avviene naturalmente), si ripetono ogni 5-7 minuti e hanno un’intensità media di circa 50-60 secondi è il caso di andare in ospedale. Se hai perdite di sangue o dolori diversi da quelli descritti è il caso di farti controllare nella struttura che hai scelto per partorire.

#5 Ci siamo: cosa fare durante il travaglio

L’unica cosa che puoi fare è rilassarti e far fare allo staff medico tutti i controlli sulla tua e sulla salute del bambino. Tu, nel frattempo, puoi cominciare a rilassarti: anche se non è facilissimo, ma provaci, faciliterai il travaglio. Ffocalizzati sul bambino che sta per arrivare.
Trova la posizione migliore (consulta la sezione sulle posizioni per alleviare il dolore durante il parto) per calmare il dolore e facilitare l’uscita del bambino. Cerca fondamentalmente di distarti con musica, con una lettura, con qualunque cosa ti faccia stare bene. Puoi anche mangiare e bere, se vuoi, senza ovviamente esagerare: darai un po’ di energia al tuo corpo. Scommetti che te ne servirà un po’?

#6 Ridurre i rischi di passare al parto cesareo

In alcuni casi c’è il rischio di dover passare dal parto naturale a quello cesareo per svariate ragioni (complicazioni, stato di salute del bambino o della mamma). Ci sono dei “metodi” per ridurre questa possibilità: scegli la posizione che ti è più comoda e che ti suggerisce il tuo corpo; asseconda il ritmo delle contrazioni e delle spinte senza avere fretta; passare il periodo del travaglio in acqua secondo molti allevierebbe non solo il dolore ma favorirebbe l’espulsione del bambino; farsi sostenere da chi ami; rilassarti.
Non tutte questi metodi possono essere applicati, ma puoi comunque provarci.

#7 Perché scegliere il parto naturale rispetto a quello cesareo

Scegliere il parto naturale (quando la situazione lo permette) significa voler vivere a pieno l’esperienza di diventare mamma. Quali sono i vantaggi di questa scelta?

– partorire di parto naturale, a meno che non ci siano rare complicazioni è, appunto, naturale
– la mamma ed il bambino hanno una ripresa più veloce e più sana perché l’intervento medico è minimo e poco invasivo
– la stimolazione alla produzione di latte per la mamma è immediato e l’allattamento procede nel migliore dei modi
– puoi abbracciare immediatamente il bambino già in sala parto, permettendo da subito l’instaurarsi del rapporto madre-figlio. Solitamente è amore al primo sguardo! Inoltre, è più facile che il papà (se avete deciso per la sua presenza in sala parto) potrà assistere alla nascita
– in un successivo parto sarà più facile evitare il cesareo
– il dolore può essere tenuto sotto controllo, non per forza si deve ricorrere al cesareo. Puoi affrontare tutto con la massima serenità: non rinunciare a questa esperienza per paura del dolore

#8 Svantaggi del parto naturale

Ovviamente non è tutto oro quello che luccica: anche il parto naturale ha qualche rivolto non del tutto positivo.
affrontare il dolore: molte donne ne hanno paura perché effettivamente il travaglio ed il parto vanno affrontati. La buona notizia è che esistono tecniche per alleviare il dolore
c’è bisogno di tanta energia per affrontare il parto naturale: se non se ne ha abbastanza può capitare di svenire o di avere un affaticamento respiratorio. Con lo staff medico al tuo fianco, però, non hai nulla da temere

Se si presentano complicazioni o se il medico lo ritiene opportuno, si può procedere con il parto cesareo o indotto. Il consiglio è sempre di propendere per quello naturale perché sono maggiori i benefici per la mamma ed il bambino e diminuisce sensibilmente il rischio di complicazioni. La scelta, però, è sempre la tua (e del medico), mamma!

La guida al parto cesareo

Diventare mamma è un’esperienza unica: cambia per sempre la vita di una donna. Capita però che questo non può essere vissuto con un parto naturale per varie ragioni, come la salute della mamma o del bambino in arrivo. Si opta, in questi casi, per un parto cesareo ed anche nei casi in cui sia la madre a richiederlo al medico, che si riserva il diritto di sconsigliarlo nel caso in cui si sia in perfetta salute.

Il parto cesareo non necessariamente è un evento negativo, anzi. La salute della mamma e del bambino sono al primo posto nella scala delle priorità e così, nel caso ci fosse reale bisogno. Se vi è necessità è importante capirlo e, soprattutto, non bisogna (come, purtroppo si sta notando in Italia) approfittarne se non c’è la reale necessità.

Tipologie di parto cesareo

Esistono varie tipologie di parto con taglio cesareo:

taglio cesareo d’elezione: è un parto che viene programmato con largo anticipo dalla mamma e dal medico che la segue. E’ consigliato quando, con il parto naturale, possono sorgere complicazioni prevedibili dallo specialista (e quindi controllate).
taglio cesareo d’urgenza: è il parto cesareo dell’ultimo momento di cui si verifica la necessità quando il parto canonico è già cominciato. Viene effettuato quando o il travaglio si presenta lento (troppo secondo il medico) o la salute della mamma o del bambino è a rischio.

Come avviene il parto cesareo

In caso di complicazioni, il medico chiederà alla mamma o al parente più prossimo l’autorizzazione a procedere con il parto cesareo. Dovrà, poi, procedere con l’anestesia che può essere di due tipi locale o totale. In entrambi i casi non sentirai alcun dolore, mamma. L’epidurale, la somministrazione spinale o una combinazione delle due, ti daranno la certezza di non soffrire per l’operazione. Questa, ed altre scelte e valutazioni del caso vengono decise durante la visita pre-operatoria fatta dallo specialista che condurrà il parto cesareo. Dopo questa tornerai a casa e poi di nuovo in ospedale (o nella struttura scelta per il parto) il giorno stabilito per la nascita di tuo figlio. Il giorno del parto cesareo, dopo l’anestesia ed il taglio, la mamma – se non ci sono complicazioni – viene portata in sala risveglio dove conoscerà finalmente il suo piccolo!

35-40 minuti (senza intoppi) e si è fuori dalla sala operatoria, mamma e con qualche punto sulla pancia e dopo circa 4 giorni si torna a casa. Però attenzione. In quali casi il parto cesareo serve davvero ad una mamma e non è un semplice voler evitare il dolore del parto naturale?

– il bambino si presenta in posizione podalica
– si soffre di placenta previa
– viene riscontrata sofferenza fetale
– sono a rischio la salute della mamma o del bambino
– si presenta una situazione di urgenza (il cordone ombelicale dà problemi al bambino o si soffre di preclampsia)
– gravidanza gemellare a rischio o precedenti situazioni di interventi all’utero

Per il resto delle situazioni e se si è in piena salute, opta per il parto naturale. Dopotutto il cesareo è sempre un’operazione chirurgica con i suoi pro ed i suoi contro.

Benefici del parto cesareo

– rapidità dell’intervento
– pochi giorni di degenza e si torna a casa
– si evita il dolore del travaglio
– il bambino non viene sottoposto al trauma del passaggio dal canale del parto e non si hanno lacerazioni vaginali

Contro del parto cesareo

– ripresa più lenta rispetto al parto naturale
– è pur sempre un intervento chirurgico: anestesia, punti e complicazioni post-operatorie fanno parte del pacchetto
– il dolore post-partum è più intenso, bisogna restare necessariamente a letto e tenere il catetere
– il papà non potrà assistere al parto (almeno non in tutte le strutture è possibile)
– nelle successive gravidanze il parto naturale non sarà così scontato da poter fare

Il travaglio

Il parto (ed il travaglio) possono essere con o senza dolori visto che ogni donna ha una diversa tolleranza al dolore ed un diverso organismo. Le più fortunate quasi non sentiranno nulla. Per le più “sfortunate” esistono diversi metodi naturali e farmacologici (epidurale tra i più conosciuti) per lenire i dolori. I primi sintomi del travaglio sono simili a quelli mestruali: mal di schiena, mal di pancia, dolore localizzato alle ovaie. Il momento tanto atteso sta arrivando sul serio! Questo è il periodo prodromico che prepara il corpo al parto: il bacino si prepara insieme al bambino a scendere nel canale uterino (causa della pressione nella parte bassa del ventre e della voglia di fare spesso pipì) e migliora la respirazione perché non preme più sul diaframma.

Distacco del tappo mucoso

Il collo dell’utero viene tenuto “chiuso” per tutto il periodo della gestazione da una massa di muco che protegge la cavità uterina dall’esterno. Il tappo mucoso si stacca senza provocare dolore (spesso succede quando si va in bagno), provocando magari giusto una piccola fuoriuscita di sangue per qualche capillare che si rompe. L’utero è quindi pronto a dilatarsi!
Il distacco del tappo mucoso è il campanello che avverte che il corpo della donna è pronto al travaglio.

Rottura delle acque

Sei entrata nel periodo prodromico, quello in cui si cominciano ad avvertire le prime contrazioni, si rompe il tappo mucoso ed il corpo si prepara al parto. Il passo successivo è la cosiddetta rottura delle acque. Come ti accorgi che ti si sono rotte le acque? C’è una perdita densa di muco e sangue perché il bambino spinge sul sacco amniotico per uscire. Questo si apre causando la perdita di acqua (può essere abbondante o limitata, varia da donna a donna). Se il sacco amniotico, dopo un periodo considerevole di tempo dalla perdita del tappo mucoso, non si è ancora rotto dovrà essere aperto dallo staff medico.

Il momento giusto per andare in ospedale

La domanda più ovvia, quando cominciano i primi sintomi del travaglio, è “quindi adesso devo correre in ospedale?” Piano, piano! Avvertire i primi dolori non significa che il bambino nascerà qui et ora, ma “solo” che il tuo corpo è pronto al parto. Keep calm and… tranquillità, relax e tanta forza di volontà. Ci siamo: comincia a monitorare le contrazioni. Quando raggiungono una frequenza di una ogni 15-20 minuti è ora: prendi la borsa, sali in auto e, nel tragitto da casa alla struttura in cui hai scelto di avere il tuo bambino, se riesci avverti le persone che ami che ci sei! Le contrazioni dovrebbero durare intorno ai 18-20 secondi, dal momento in cui cominci a sentirla.
Altro conto è se ci sono sintomi evidenti che il bambino sta per nascere. A quel punto sei autorizzata a prendere le cose che hai già preparato e correre in ospedale, avvertendo magari che stai arrivando.

Ricapitolando, è il momento di andare subito in ospedale o nella struttura che hai scelto per partorire quando le contrazioni si fanno più frequenti (ogni 5-10 minuti e con una durata superiore ai 20 secondi),
ci sono perdite di sangue (significa che la placenta sanguina e devi farti controllare urgentemente) oppure se si sono rotte le acque per evitare che il bambino, senza la protezione del tappo mucoso, sia esposto ad infezioni e batteri.

Le tre fasi del travaglio

Molte future mamme non sanno bene cosa aspettarsi riguardo al travaglio. Cosa succede? Ma soprattutto, cosa devo fare? Scopriamo passo passo le risposte a queste domande che probabilmente ti stai già facendo da un po’!

Quando il bambino e la placenta che l’ha protetto per nove mesi lasciano l’utero della mamma avviene il cosiddetto travaglio. Nulla di fantascientifico, tranquilla. Scientificamente è un processo, per noi mamme è un momento molto delicato (emotivamente e fisicamente) di cui vogliamo sapere di più.

Quando inizia il travaglio

Dopo aver avvertito le prime contrazioni ed esserti recata nella struttura che hai scelto per partorire comincia il vero e proprio travaglio che poi ti porterà a diventare mamma! Cosa devi aspettarti? Sicuramente la dilatazione della cervice dopo la perdita del tappo mucoso ed il posizionamento del bambino lungo il cosiddetto canale del parto: quando il bebè avrà raggiunto il pavimento pelvico… cominceranno le danze! Dovrai spingere, mamma. La durata dipende dal tuo rilassamento, dalle intenzioni del bimbo quindi sangue freddo e cominciamo!

Fasi del travaglio

Il travaglio è formato da tre fasila fase dilatante, un primo momento in cui cominciano le prime contrazioni ed in cui la cervice non è ancora del tutto dilatata (può avere inizio anche una settimana prima del parto). La cervice deve arrivare a circa 10 cm per passare alla seconda parte: viene chiamata anche fase attiva del travaglio. Questa, chiamata fase espulsiva, comincia nell’attimo in cui inizierai a spingere per far nascere il tuo bambino e la cervice sarà completamente dilatata: non spaventarti, è la cosa più naturale che esiste! La fase espulsiva va dalla dilatazione completa della cervice all’espulsione del bambino, ovvero il parto vero e proprio. Tuo figlio è venuto al mondo ed il travaglio termina con il secondamento (terza fase del travaglio), ovvero l’espulsione della placenta.

Le posizioni che alleviano il dolore

Ci sono delle posture che facilitano il parto e danno sollievo dal dolore alla partoriente. Non sono posizioni degne del miglior corso di yoga (che, a tal proposito, sai che ti potrebbe essere molto utile?) ma semplice fisica!

– non restare ferma a letto: la posizione supina può infatti nuocere al tuo bambino all’atto della nascita perché va ad ostacolare il flusso di sangue che vi unisce;
– in piedi: questa posizione ha una duplice funzione, quella di alleviare il dolore e di sfruttare la forza di gravità per favorire la discesa del bambino nel canale all’atto del parto;
– seduta: se riesci a sederti su una seduta comoda con le gambe divaricate renderai il dolore più sopportabile e la pressione alla spina dorsale e alla zona lombare. In questo modo faciliterai il parto sfruttando, anche in questo caso, la forza di gravità!

Metodi naturali per alleviare il dolore del travaglio

I dolori dovuti al travaglio possono essere combattuti in modo naturale e senza l’uso di medicinali. Cercare di rilassarti è alla base di tutto, poiché essere agitata influisce negativamente sul dolore e aumentando l’agitazione e, di conseguenza, il dolore.

#1 Tecniche di respirazione

Le tecniche di respirazione sono uno dei rimedi naturali più comuni per alleviare i dolori del travaglio. Respiri decisi e rimati ti aiutano a distrarti dal dolore ed a rilassare il corpo, oltre che a diminuire i sintomi della nausea e dello spossamento. Un altro vantaggio di questo rimedio naturale è che aumenta l’apporto d’ossigeno per te ed il bambino. Eseguirle bene è importante, per questo dovresti partecipare ad un corso prenatale dove potrai impararle correttamente.

#2 Qualche esercizio utile

Cambiare posizione durante il travaglio è di aiuto perché aumenta la circolazione sanguigna, se possibile evita di rimanere ferma nella stessa posizione favorendo una o più di queste posizioni:
– Stare seduta con la schiena ben dritta aiuta non solo a rilassarsi ma velocizza le contrazioni aiutando il bambino a mettersi in posizione nelle prime fasi del travaglio
– Accovacciati nelle fasi finali del travaglio
– Siediti su una palla da esercizi
– Stare carponi tenendo le ginocchia e le mani in terra aiuta nel caso si abbia mal di schiena
Nel caso tu debba rimanere a letto cerca di cambiare posizione ogni volta che puoi.

Idroterapia

Un bagno o una doccia calda sono un rimedio molto efficace per ridurre i dolori causati dal travaglio. L’acqua calda oltre a rilassare la muscolatura esercita un’azione massaggiante che aiuta a rilassarsi ed è per questo che molte strutture dispongono di vasche o docce apposite per le partorienti. L’acqua non dovrebbe mai superare i 37° C. Prima di immergerti chiedi l’opinione del tuo medico, molti preferiscono evitare questa soluzione nelle prime fasi del travaglio quando la dilatazione è inferiore ai 4 centimetri.

Terapia del freddo e terapia del caldo

Durante il travaglio sia il caldo che il freddo possono aiutarti ad alleviare il dolore. Nel caso del caldo puoi fare delle compressioni con una borsa d’acqua calda o un’asciugamano bagnato ed in seguito strizzato, l’effetto sarà simile all’idroterapia. Se invece trovi maggior sollievo con il freddo puoi mettere sulla fronte un asciugamano bagnato o una borsa d’acqua ghiacciata nella zona lombare per diminuire la tensione e rinfrescarti.

Le 4 fasi del parto

Il parto si compone di quattro fasi (di cui abbiamo già parlato nella sezione riguardante il travaglio): la fase di preparazione detta prodromica, quella di dilatazione della cervice (dilatante), l’espulsione del bambino e l’ultima, il secondamento, dove viene eliminata la placenta dal corpo della madre.

#1 FASE PRODROMICA

Il corpo della donna ha bisogno di prepararsi all’evento della nascita. Ecco quindi che quando la mamma entra nella fase prodromica sente cambiare qualcosa nel proprio organismo. Il bebè passerà attraverso l’apparato riproduttivo (canale del parto composto dalla cervice che si dilata per permetterne il passaggio che parte dall’utero) prima dell’esplulsione dal corpo della mamma. La durata di questa fase, come ogni aspetto del parto, varia da donna a donna: può essere di qualche ora fino a qualche giorno. Per quanto riguarda i sintomi in questa fase può capitare di non averne o di avere delle contrazioni irregolari per intensità e durata, addirittura scambiati per sintomi premestruali. Si perde poi il tappo mucoso e si avverte un cambiamento nell’organismo: ci si “sente strane” ma è solo il corpo che si prepara al lieto evento.

#2 FASE DILATATORIA

Inizia il travaglio: stai per partorire, mamma! Scelta la struttura, si va in ospedale dove ti aspetta lo staff medico che conosce già la tua situazione e le tue esigenze. Le contrazioni, in questa fase, sono regolari e anche purtroppo un po’ più dolorose: aumenta la frequenza e l’intensità (circa ogni 5-8 minuti, con una durata che può variare dai 40 secondi al minuto).
Ci siamo: è cominciato!

Se il parto è naturale la mamma può scegliere di restare in camera e cercare di alleviare, se ci sono, i dolori con metodi naturali (consulta la sezione sui rimedi naturali) o scegliere se fare o meno l’epidurale. Se invece il parto è indotto o è necessario il parto cesareo ci si ricovera: prima la sala travaglio e poi, subito dopo, la sala parto. Anche in questa fase non si può dare un “tempo” perché la durata varia in base a tanti fattori: mamma, bimbo, il loro stato di salute, la struttura che si è scelta e come si viene assistiti. Comunque mai più di un giorno, quindi tranquilla, abbraccerai tuo figlio quanto prima: tu impegnati e vedrai che passerà (per quanto possibile) in fretta! Hai aspettato nove mesi per vedere il tuo bambino, queste ore saranno solo un po’ più… dolorose, ma ce la farai! Sei una mamma!

#3 FASE ESPULSIVA

La fase espulsiva è il vero e proprio parto. Il bimbo si è sistemato lungo il canale del parto, la cervice è dilatata al punto da permetterne l’uscita e quindi… è tutto pronto. Ora dovrai cominciare a spingere per cercare di portare fuori dal tuo corpo il bimbo: farà male (se non sei una delle fortunate che prova pochissimo dolore o è rapida nell’espellere il bebè), inutile mentire ma stai per diventare mamma e saprai gestire benissimo la situazione. Con i rimedi naturali o farmacologici che hai scelto per sopportare meglio il dolore, andrà tutto alla grande!
Ci siamo: il bambino adesso scivola dentro il canale uterino per nascere! Il miracolo della vita: ma, un attimo. Il tuo corpo ti dà una pausa prima di dare l’ultima spinta: si chiama fase di latenza durante la quale il corpo si rilassa, le contrazioni ed il travaglio apparentemente si fermano mentre in realtà il bimbo è lì che continua a scendere, pronto per uscire! E’ in quel momento che tu, mamma, sentirai una gran voglia di spingere. Cerca la posizione che il tuo corpo ti suggerisce come la più adatta e spingi. Ci siamo quasi!

#4 FASE DI SECONDAMENTO 

Dopo che il bambino è venuto alla luce e il cordone ombelicale è stato reciso (in alcune strutture permettono al padre di farlo, con l’ausilio del medico) si verifica l’ultima fase del parto, il secondamento. Dopo l’uscita del bebè, infatti, è la placenta ad essere espulsa dal corpo della mamma nei minuti immediatamente successivi al parto vero e proprio.
La placenta può venir via da sola o con un po’ di aiuto da parte dello staff medico. Possono essere necessarie, infatti, delle lievi spinte sulla pancia o passare ad un intervento manuale per il prelievo della placenta con un’anestesia generale. Dopo l’estrazione della placenta, manuale o chirurgica, la mamma viene suturata se ci sono eventualmente delle lesioni. Se non ci sono complicazioni che richiedono interventi particolari per la mamma e per il bimbo, questa può abbracciare finalmente suo figlio.

La gravidanza a termine

La gravidanza, di solito, ha una durata di circa 40 settimane (280 giorni), dal concepimento fino alla data prevista per il parto. Si parla di gravidanza a termine quando il bambino si fa attendere dopo la 39esima settimana, e può arrivare fino alle 40 settimane e 6 giorni.

Le settimane che precedono il parto e quelle iniziali sono le più intense per lo sviluppo del bambino. Ogni settimana, infatti, fa davvero la differenza ed è per questo che si dovrebbe evitare di indurre il travaglio prima delle 39 settimane. I neonati che vengono al mondo durante questa finestra di tempo hanno una probabilità cinque volte inferiore di aver bisogno dell’assistenza dei medici. Questo avviene perché il loro organismo ha avuto il tempo di svilupparsi a dovere ed essere sani.

Anche per te mamma, il travaglio indotto ed il parto cesareo, se praticati senza una ragione necessaria. Il travaglio indotto già da solo, infatti, aumenta la possibilità che ci sia la necessità di un’incisione cesarea che allunga il tempo di degenza in ospedale. Fidati del medico, ti dirà se la tua situazione lo richiede per forza. Inoltre, le contrazioni di un travaglio indotto sono molto più intense di quelle che proveresti durante il travaglio naturale. Il corpo umano è una macchina straordinaria e dà il meglio quando sai aspettare i suoi tempi e rispettare le sue meccaniche.

A discapito di come viene spesso dipinta, l’incisione cesarea non è un intervento da prendere alla leggera, il fatto che sia un’operazione comune non ne diminuisce i rischi. La degenza post operatoria va dai 2 ai 4 giorni in ospedale a cui devi aggiungere alcune settimane affinché l’incisione guarisca completamente. Devi inoltre tenere conto del fatto che il parto cesareo aumenta la possibilità di doversi sottoporre nuovamente all’intervento nei parti successivi.

Il parto indotto

Non tutte le donne riescono ad avere un parto naturale. Ci sono situazioni, infatti, in cui diventa necessario indurre il parto per far nascere il bambino. Il parto indotto può essere indispensabile quando, superate le due settimane della data calcolata per far venire al mondo tuo figlio, ancora non ci sono segnali importanti che questo voglia nascere. L’altra causa che costringe al parto indotto sono le condizione di salute del bambino o della mamma: ci sono casi in cui si richiede un intervento immediato e quindi si procede con questa tecnica.

Lo staff medico comincia la stimolazione manuale della membrana uterina che produce la prostaglandina, ormone che dovrebbe aiutare l’induzione del parto insieme all’ossitocina (conosciuto come l’ormone del parto). Se non si riesce “manualmente” allora il medico può somministrare alla partoriente un gel a base di questo ormone, applicandolo alla membrana uterina al massimo quattro volte. Se la stimolazione tramite il gel non dovrebbe andare a buon fine si passa alla somministrazione dell’ossitocina insieme all’epidurale. Le contrazioni da parto indotto sono abbastanza dolorose e frequenti per la mamma rispetto al parto naturale, mentre sono completamente innocue per il bambino. Se nemmeno questo funziona si procede allora con il parto cesareo.

Parto podalico

Sebbene abbiano degli elementi comuni tra loro, le gravidanze sono tutte diverse le une dalle altre e potrebbero presentarsi eventi inaspettati, come un bambino in posizione podalica.

Intorno alle 36 settimane di gravidanza il bambino si girerà nell’utero andando a posizionarsi con la testa verso il fondo dell’utero e le gambe verso la parte più alta, questa posizione favorisce il parto. In 4 gravidanze su 100 il bambino assume la posizione inversa, ovvero con le natiche o le gambe rivolte verso il fondo dell’utero, in questi casi si parla di parto podalico.

La posizione podalica può essere di due tipi:
– Si dice completa quando il bambino assume una posizione seduta rispetto al bacino della madre con gambe e braccia incrociate,
– Si dice incompleta se una o entrambe le gambe gambe sono distese e rivolte verso il fondo dell’utero.

Cause della posizione podalica

Le cause che portano alla posizione podalica non sono sempre ben chiare anche se questo evento si manifesta più facilmente in caso si siano susseguite più gravidanze, in quelle gemellari o in caso di una storia di nascite premature. Altri fattori che possono indurre un parto podalico sono l’eccessiva o insufficiente quantità di liquido amniotico. La forma dell’utero o in caso di fibroma uterino o placenta previa.

La posizione podalica viene solitamente diagnosticata alcune settimane prima della presunta data del parto, durante le ultime visite dal ginecologo che, con l’aiuto di un’ecografia e con un esame dell’addome stabilirà la posizione del nascituro.

Nel caso il bambino si trovasse in posizione podalica il medico valuterà com’è meglio intervenire. A seconda delle circostanze il medico potrebbe optare per la versione cefalica esterna, ovvero una manovra in cui il ginecologo cercherà di indurre il bambino a girarsi nella posizione corretta premendo sull’addome della futura mamma. La manovra ha un buon tasso di successo (intorno al 50%) evitando alla gestante un parto più lungo e complesso o un’incisione cesarea.

Sebbene il parto podalico sia una “deviazione” rispetto all’andamento solito di una gravidanza questo non deve spaventare poiché si manifesta solo in una piccola percentuale di gravidanze ed esistono metodi che permettono di diagnosticarlo precocemente e decidere come agire.

Parto prematuro o pre-termine

Si parla di parto prematuro o pretermine quando questo avviene prima delle 39 settimane. I neonati che nascono prematuri possono incorrere in problemi di salute anche gravi. Con un buon staff medico ed una corretta prevenzione, però, si possono ridurre rischi per la mamma e per il bebè.

Non sempre è possibile comprendere la causa che ha portato ad un parto prematuro. Può capitare ad ogni donna, anche se non sono insorti problemi durante la gestazione. Sono però noti i fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di parto prematuro per una futura mamma. Se una passata gravidanza si è conclusa con un parto prematuro c’è la possibilità che anche quella attualmente in corso possa essere pretermine. Le gravidanze gemellari sono più esposte al rischio di parto prematuto così come le donne che in passato hanno avuto problemi all’utero o alla cervice.

Fattori di rischio che possono portare ad un parto pretermine

Sui precedenti tre fattori di rischio la gestante purtroppo non ha possibilità di controllo, mentre con le giuste accortenze si potranno evitare le cause che maggiormente influiscono sull’insorgenza di un parto prematuro.

Fattori di rischio medici che possono portare ad un parto pretermine sono:
– Non effettuare le cure prenatali o iniziarle troppo tardi può giocare un ruolo decisivo.
– Essere sottopeso o sovrappeso prima della gravidanza o non prendere abbastanza peso durante la gestazione
– Pressione sanguigna alta, gestosi, diabete o trombofilia
-Infezioni delle vie urinarie, uterine o vaginali
– La rottura del sacco amniotico che porta inevitabilmente ad un travaglio prematuro
– Gravidanze troppo vicine tra loro. E’ consigliabile infatti attendere tra i 18 ed i 23 mesi prima di iniziare una nuova gravidanza.
– Presenza di altre nascite premature nella storia clinica della famiglia.

Le alternative al parto canonico

Partorire in ospedale o in una struttura privata non è l’unica scelta che una donna ha per diventare mamma. Esiste la possibilità di un parto alternativo a quello canonico: partorire in casa o in acqua laddove la struttura lo permette. Di certo non è una scelta adatta a tutte le gravidanze ma, con la consapevolezza dei rischi e con qualche particolare accortenza non dovrebbero esserci problemi.

Il parto in casa va organizzato con un po’ di anticipo perché ha bisogno di determinate condizioni per avvenire. La gravidanza deve essere a termine e non presentare alcun rischio, l’ambiente deve avere alcuni accorgimenti come quello di essere a poca distanza dall’ospedale, l’assistenza (ginecologo ed ostetrica) che è spesso a carico della mamma deve essere pronta ad ogni evenienza e quindi particolarmente preparata. Insomma bellissimo ma altrettanto complicato.

Il parto in acqua, invece, da un lato rende più semplice la fase di travaglio e lenisce il dolore perché rilassa la mamma ed il bambino all’atto della nascita dall’altro deve essere sempre controllato da specialisti e non tutte le strutture lo praticano. Bisogna perciò sceglierne una che lo faccia e che lo faccia bene, sopratutto!

Parto in casa

L’idea di dare alla luce il proprio bambino e stringerlo tra le braccia nel calore della propria casa è sempre più diffuso. Anche se non è molto consigliata, organizzare un parto in casa non è molto difficile. Se la gravidanza non mostra problematiche e si è in salute un parto in casa è possibile. Le donne che non sono alla prima gravidanza e che nella precedente hanno avuto complicazioni durante il parto non sono candidate ideali.

Se si decide di partorire in casa bisogna per prima cosa informare il medico e l’ostetrica che seguono la gravidanza di questa scelta e chiedere il loro parere a riguardo. L’ostetrica è una figura indispensabile per il parto in casa poiché si assicurerà che vi sia tutto il necessario per la partoriente ed il nascituro.

Cosa serve per partorire in casa

I preparativi per il parto vengono effettuati due settimane prima della presunta data di nascita. L’ostetrica porterà a casa tutto quello di cui avrà necessità in modo da poter intervenire appena il travaglio inizierà senza il pericolo di dimenticare qualcosa. Oltre a ciò che l’ostetrica preparerà sarà necessario avere:
– Teli di plastica per proteggere il letto, il divano o il pavimento
– Asciugamani e lenzuola non nuovi per coprire i teli di plastica
– Contenitori in caso di nausea durante il travaglio
– Il necessario per tenere il bambino al caldo appena sarà nato (coperte, una stufa portatile nel caso la stanza sia fredda)
– Una coperta nel caso la mamma abbia freddo durante il travaglio

A questi vanno aggiunte tutte quelle cose che andrebbero portate in ospedale (consulta la sezione Cose da portare in ospedale per il parto).

Una volta che la placenta sarà espulsa, l’ostetrica controllerà lo stato di salute del bambino e della madre in modo da valutare se vi è necessità di recarsi in ospedale o meno. La mancata esplulsione della placenta o la necessità di punti di sutura per la madre sono le due cause principali per cui le donne possono avere necessità di andare in ospedale dopo un parto in casa.

Parto in acqua

Si tende a pensare che il parto in acqua sia una moda relativamente recente. In realtà è una pratica molto antica e diffusa. Si può parlare di parto in acqua quando il travaglio, il parto o entrambi vengono effettuati mentre si è immerse in apposite vasche e può avvenire in ospedale, clinica o addirittura a casa.

L’uso della vasca durante la prima fase del travaglio può aiutare a diminuire i dolori dovuti alle contrazioni evitando così anche la somministrazione di anestetici e velocizzare il tutto.
La prima fase va dall’inizio delle contrazioni fino alla completa dilatazione della cervice. L’uso della vasca permette, inoltre, un maggiore relax grazie alla temperatura dell’acqua ed alla maggiore mobilità rispetto al travaglio trascorso su di un letto.

Sebbene l’immersione in vasca durante la prima fase del travaglio abbia i suoi vantaggi c’è da considerare che la scelta di partorire in acqua è comunque una pratica alternativa che può presentare dei rischi.
Durante la seconda fase del travaglio la cervice è completamente dilatata ed inizia la fase di spinta per far venire al mondo il bambino. Per molti medici non ci sono abbastanza informazioni per decidere quanto sia sicuro e vantaggioso il parto in acqua durante questa fase. Essere fuori dall’acqua durante questa fase permette di intervenire in modo più tempestivo in caso di complicazioni.

Quando evitare il parto in acqua

Il parto in acqua andrebbe evitato nelle donne che daranno alla luce il bambino dopo i 35 anni e nel caso si abbiano infezioni in corso o si soffra di diabete o gestosi. E’ inoltre sconsigliata per alcune condizioni della gravidanza come un parto gemellare o multiplo, il parto podalico, bambini prematuri o particolarmente grandi.

Se stai pensando di dare alla luce il tuo bimbo in acqua assicurati di parlarne con il medico che ti segue per ascoltare la sua opinione e valutare se sarà possibile nella struttura che sceglierai per il parto.

Benefici

La teoria su cui si basa il parto in acqua è che essendo il bimbo stato per nove mesi immerso nel liquido amniotico, venire al mondo in un ambiente simile è più confortevole sia per il nascituro che per la mamma.

I benefici di questa pratica per la futura mamma sono svariati, sia a livello fisico che mentale. Essere immerse nell’acqua calda della vasca agevola il rilassamento e da energie alla mamma negli ultimi stadi del travaglio. La temperatura dell’acqua permette di abbassare la pressione sanguigna causata dall’ansia che la futura mamma ha per il parto poiché la fa sentire protetta.

A livello fisico l’immersione aiuta a lenire i dolori delle contrazioni oltre che ad agevolare la nascita migliorando l’ossigenazione del sangue e la circolazione. Affrontare il travaglio immerse nell’acqua inoltre permette di avere una maggior mobilità rispetto al letto.
Per il neonato nascere in un ambiente simile a dove è vissuto negli ultimi nove mesi riduce lo stress della transizione e facendolo sentire al sicuro.

Rischi

La pratica del parto in acqua ha conquistato l’attenzione dei ricercatori solo di recente, essendo diventata popolare solo negli ultimi 30 anni. Gli studi condotti fino ad ora mostrano che nascere in acqua non comporta rischi maggiori per il nascituro rispetto al parto canonico.

Secondo uno studio del Royal College of Obstetrician and Gynecologists, esiste per la madre il rischio (teorico) in un’embolia da liquidi. Consiste nell’infiltrazione di acqua nel flusso sanguigno della madre con una possibilità è solo del 5% quindi molto, molto rara.

Il parto in acqua dovrebbe essere sempre effettuato sotto la supervisione dello staff medico in modo che deve intervenire in caso di necessità. C’è infatti da considerare che anche se i neonati di solito non respirano autonomamente fino al momento della nascita vera e propria, un forte stress durante il passaggio nel condotto uterino potrebbe indurre una respirazione involontaria con la possibilità di inalare dell’acqua. Questo rimane un avvenimento comunque molto raro poiché il bambino continua a ricevere ossigeno dal cordone ombelicale

E’ sempre consigliabile consultare il proprio medico e richiedere la sua opinione riguardo la possibilità ed eventuali rischi per la propria salute o quella del bambino in caso si scegliesse un parto in acqua.

Guida pratica per il (neo) papà durante il parto

Diventare genitori è un “gioco di squadra”. Se, fin dal primo momento, si impara a condividere ogni momento della paternità e della maternità sicuramente quello che nascerà sarà un bambino molto fortunato!

PAPA’ IN TRAVAGLIO

A discapito di quello che si vede nei film il travaglio non è questione di pochi attimi ma è un piccolo viaggio e come ogni viaggio è diverso da persona a persona. Il papà cosa può fare per la mamma durante il travaglio?

Le valigie

Prepara in anticipo un borsone o più di uno con tutto quello che potrebbe essere utile per tua moglie. Questi sono alcuni esempi di cosa dovrebbe esserci dentro:
– Snack: il travaglio può durare molto e avere degli snack a portata di mano ti permetterà di rimanere al fianco della tua compagna senza doverti assentare e darà lei l’occasione di mangiare qualcosa nei momenti di calma.
– Una macchina fotografica: appena il tuo bimbo sarà nato vorrai sicuramente fargli delle fotografie e non dovresti limitarti a farle con lo smartphone. Queste foto saranno apprezzate anche dalla mamma che in quei momenti sarà stremata
– Dei passatempi: l’attesa del parto può essere lunga e snervante, assicurati di avere tutto il necessario per distrarre la tua compagna dalle contrazioni. Della musica o un libro per l’attesa possono essere una buona idea!

L’attesa

Non esistono dei tempi prestabiliti per il travaglio e dovrai attendere che la natura faccia il suo corso, insieme alla futura mamma. Mentre aspettate che il bimbo si decida a venire al mondo dovrai aiutare la tua compagna a rilassarsi e distrarsi, darle una mano per camminare o negli esercizi per diminuire il dolore degli spasmi.

Monitora le contrazioni

La tua compagna non potrà tenere sotto controllo il monitor per le contrazioni, tu invece puoi. Parlale mentre le contrazioni sono in atto e avvisala quando stanno per raggiungere l’intensità massima così come quando stanno per diminuire. Così facendo la rassicurerai e le darai un senso di controllo.

Metti la mamma a suo agio

Non tutte le donne affrontano il travaglio allo stesso modo. Alcune non vogliono essere toccate, mentre per altre i massaggi sono quello di cui hanno bisogno. Lo stesso vale per le tecniche di respirazione, se invece di aiutare la mettono a disagio allora fa’ come se non esistessero.

PAPA’ IN SALA PARTO

Condividere a cominciare dalla sala parto. Di comune accordo avete deciso che il papà sarà in sala a vivere insieme alla mamma il magico momento. Cosa deve fare (e non fare) un papà in sala parto?

Sostenere e guidare

Mentre sarai in sala parto il tuo compito, papà, sarà quello di dare forza e sostegno alla tua compagna e di aiutarla.. Tu conosci come la pensa rispetto agli anestetici o agli interventi e sta a te fare in modo che il parto si svolga come lei desidera comunicandolo allo staff medico.

Cosa succederà?

Il compito di un futuro papà in sala parto è rassicurare la propria compagna e rimanerle vicino. Per farlo deve essere preparato a cosa succederà e alle evenienze che potrebbero verificarsi. Il parto è un momento molto intenso per una mamma, sia a livello emotivo che fisico, per questo la tua compagna potrebbe lamentarsi, ma non devi spaventarti. Inoltre, alcune donne mentre spingono potrebbero avere difficoltà nel controllo delle funzioni corporee e sentirsi imbarazzate. Rassicura la mamma dicendole che sta andando tutto bene, la tua voce calma è quello di cui ha davvero bisogno.

Immortalare il grande momento

Non tutte le donne ricordano il parto e quello che succede subito dopo. Chiedi alla tua compagna se desidera che tu filmi il parto. Non a tutte le donne potrebbe far piacere. Inoltre, prima di entrare in sala parto chiedi all’equipe se è permesso filmare o scattare foto durante il parto, alcune strutture non lo permettono.

Il taglio del cordone

Il taglio del cordone ombelicale è il momento in cui date il benvenuto al mondo a tuo figlio. Un’esperienza molto intensa e carica di gioia. Se la tua compagna ha scelto un parto naturale probabilmente ti verrà chiesto se hai voglia di tagliare tu il cordone dopo che il medico avrà effettuato il clampaggio (fermato l’afflusso di sangue dalla placenta al cordone con l’uso di apposite pinze). Molti neo-papà sono spaventati dell’idea di sbagliare qualcosa, ma non ce n’è bisogno, il medico sarà al tuo fianco per aiutarti e guidarti nel taglio inaugurale!

PAPA’ DOPO IL PARTO

Da uomo diventi padre: la sensazione più bella e più “terrificante” del mondo. Responsabilità, gioia, ansia e felicità si alternano nella tua testa. Sei diventato papà: l’ansia non sparirà e la felicità nemmeno. Però puoi far sentire meglio la mamma!

Appena dopo il parto

Se la tua compagna decide di allattare è bene che la prima poppata avvenga appena possibile dopo la nascita. Dai il tempo alla tua compagna di rilassarsi e di allattare il neonato in serenità senza essere sommersa da amici e parenti, annuncia la bella notizia ma chiedi loro di aspettare un’ora prima di venire.

Cambio del pannolino

Molti ospedali durante la degenza permettono di tenere il proprio bimbo in camera dandoti la possibilità di stare insieme e guardarlo mentre dorme, ma questo significa anche che dovrai essere tu a cambiare i pannolini. Rimboccati le maniche e preparati a cambiarne molti mentre la tua dolce metà riposa, i neonati ne usano tanti. Tieni traccia di quanti pannolini cambi in modo da poter informare i medici e le infermiere.

Un ambiente tranquillo

Se tua moglie non è dell’umore per ricevere visite o qualcuno fa chiasso è tuo dovere preservare la sua tranquillità e quella del bimbo. Non temere quindi di offendere qualcuno chiedendo di lasciare riposare la neomamma.

Certificato di nascita

Dopo il parto solitamente la prassi è riempire un modulo con tutte le informazioni necessarie per il certificato di nascita, assicurati di compilarlo in modo leggibile e che le informazioni siano tutte corrette.

Il ritorno a casa

Una volta giunto il momento di tornare a casa chiedi al personale di aiutarti ad accompagnare la tua compagna ed il bambino fuori. Cerca di portare l’auto il più vicino possibile all’entrata della clinica ed aiuta la tua compagna ad entrare in macchina: non dimenticare l’ovatto!

Ok papà: ci siamo! L’avventura di essere padre è cominciata. Tranquillo, ci saprai fare e diventerai il suo supereroe preferito con un po’ di fatica!